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In Ginocchio per Lei: Quando la Voce Diventa un Comando

    C’è chi cerca dolcezza e chi, invece, ha bisogno di sentire il brivido del controllo assoluto. Questa è la storia di come una semplice telefonata ha trasformato un potente uomo d’affari in uno schiavo tremante, piegato dalla voce gelida ed eccitante di una vera Padrona.

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    Il peso del comando

    Ero solo nel mio ufficio, al decimo piano. La cravatta allentata, il silenzio rotto solo dal ronzio del computer. Tutto il giorno a dare ordini, a decidere per gli altri, a essere “il capo”. Ero esausto. Avevo un bisogno disperato di spegnere il cervello, di smettere di essere quello che decide e diventare, per una volta, quello che obbedisce.

    Non volevo le solite moine. Non volevo una voce dolce che mi chiedesse come era andata la giornata. Volevo qualcuno che mi togliesse il peso della responsabilità. Scorrendo le categorie del sito, il mio sguardo si è fermato su Mistress al telefono. Donne che non chiedono, ordinano. Il cuore ha iniziato a martellare nel petto.

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    “Tu non parli, tu ascolti”

    Ho composto il numero con le mani che sudavano. Non c’è stato nessun “ciao”, nessuna presentazione cortese. Appena ha risposto, ho sentito una voce ferma, matura, carica di un disprezzo sensuale che mi ha fatto venire la pelle d’oca.

    «Sapevo che avresti chiamato. Sento il tuo respiro agitato da qui. Sei patetico,» ha detto lei, con una calma terrificante. «Volevi dire qualcosa? Chiudi quella bocca. Qui non hai diritto di parola.»

    Mi sono sentito piccolo, insignificante, e incredibilmente eccitato. Ho provato a sussurrare un “sì”, ma lei mi ha interrotto subito. «Ho detto zitto. Se vuoi restare in linea con una Padrona, devi meritartelo. Adesso spostati dalla scrivania. Mettiti al centro della stanza.»

    Mistress bionda con sguardo severo e autoritario mentre ti comanda al telefono erotico.
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    Il rituale della sottomissione

    Ho obbedito come un automa. Mi sono alzato, sentendomi goffo nel mio completo costoso.
    «In ginocchio,» ha sibilato lei. «Adesso.»

    Mi sono lasciato cadere. Le ginocchia hanno colpito il pavimento duro, scomodo. I pantaloni sartoriali strisciavano contro la moquette impolverata dell’ufficio. In una situazione normale mi sarei sentito ridicolo, ma in quel momento, con la sua voce nell’orecchio che guidava ogni mio movimento, mi sentivo al posto giusto.

    Dettagli che fanno la differenza

    «Gambe larghe. Mani dietro la schiena. Testa bassa,» ordinava lei, scandendo ogni parola. «Non osare toccarti. Voglio che soffri. Voglio che senti quanto sei inutile senza il mio permesso.»

    Era una tortura squisita. Il mio membro turgido pulsava dolorosamente, premeva contro la cerniera dei pantaloni, ma avevo il terrore di disobbedire. Lei descriveva minuziosamente cosa mi avrebbe fatto se fossi stato lì fisicamente: la punta del suo tacco a spillo premuta contro il mio petto, la visione delle sue gambe fino alle grandi labbra che avevano inghiottito lo slip, lo sguardo dall’alto in basso, lo sputo ai miei piedi. La sua voce era diventata la mia realtà.

    L’orgasmo concesso

    Per venti minuti infiniti non sono stato un manager. Sono stato un oggetto nelle sue mani. Mi ha fatto pregare, mi ha fatto chiedere pietà, mi ha umiliato verbalmente ridendo della mia eccitazione. E più lei era crudele, più io godevo.

    Solo quando ha sentito che ero al limite, che stavo per impazzire, mi ha dato il permesso. «Adesso. Toccati. Ma fallo velocemente, non meriti di godertela troppo.» L’orgasmo è stato devastante, un’esplosione nervosa accumulata dalla tensione della sottomissione.

    Quando ho riagganciato, ero ancora in ginocchio sul pavimento del mio ufficio, sudato e stravolto. Ma mi sentivo libero. Leggero come non mai.

    Se anche tu senti che dentro di te c’è un desiderio oscuro che non puoi confessare a nessuno, non tenerlo dentro. Le nostre Mistress sono qui per ascoltarti, giudicarti e farti godere attraverso il potere della voce.

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