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Mi masturbo al telefono con il mio migliore amico

    Roberta non pensava che una telefonata qualunque, fatta una mattina come tante, potesse trasformarsi in una confessione così sporca. Franco era il suo migliore amico, quello con cui rideva di tutto, quello a cui raccontava anche le cose più stupide. Ma quella volta, tra una battuta e un silenzio più lungo del solito, qualcosa è cambiato.

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    Una mattina iniziata per gioco

    Era una di quelle mattine lente, con il sole già alto e la casa ancora in disordine. Avevo appena fatto il caffè, ero in un vestitino largo e comodo da casa, spettinata, con la testa piena di pensieri inutili. Non avevo voglia di uscire, non avevo voglia di vestirmi bene, non avevo voglia di fingere di essere una donna seria.

    Poi è arrivata la chiamata di Franco, il mio migliore amico. Quello che mi conosceva da anni, quello che mi prendeva in giro per tutto, quello con cui avevo condiviso giornate, aperitivi, sfoghi, litigi, risate sporche e messaggi cretini alle due di notte. Tra noi c’era sempre stata confidenza, forse troppa, ma nessuno dei due aveva mai avuto il coraggio di dire davvero cosa passava sotto certe battute.

    «Che fai, dormi ancora?» mi ha detto appena ho risposto.
    «Magari. Sono sveglia da un’ora e già mi sto annoiando.»
    Lui ha riso. Una risata bassa, familiare, di quelle che di solito mi facevano sorridere senza pensarci. Quella mattina però mi ha fatto un altro effetto. Non so perché. Forse ero io strana. Forse ero più sensibile del solito. Forse semplicemente avevo voglia di sentirmi desiderata.

    «Ti sento diversa oggi», mi ha detto.
    «Diversa come?» Gli ho risposto cercando di sembrare normale.
    «Non lo so. Più lenta. Più… pericolosa.»
    Avrei potuto riderci sopra. Avrei potuto cambiare discorso. Invece sono rimasta zitta un secondo di troppo. E quel secondo ha fatto danni.

    In fondo era iniziato tutto come una semplice telefonata, ma con il giusto telefono erotico anche una voce familiare può trasformarsi in un segreto impossibile da dimenticare.

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    La voce di Franco mi ha fatto cedere

    Donna al telefono al mattino durante una confessione proibita con il migliore amico

    Franco mi conosceva bene. Troppo bene. Capiva quando scherzavo e capiva quando dietro lo scherzo c’era qualcosa di vero. Io cercavo di fare la disinvolta, ma quella mattina avevo la voce diversa. Più bassa. Più sporca. Più sfacciata.

    «Roby, che hai combinato?» mi ha chiesto.
    «Niente.»
    «Bugiarda.»
    Quella parola mi ha fatto sorridere. Una stupidaggine, certo. Ma detta da lui, con quel tono, mi è entrata addosso. Non era più solo il mio amico che scherzava. Era un uomo che stava iniziando a guardarmi in un modo nuovo, anche se eravamo divisi da un telefono.

    Mi sono sdraiata sul letto con il telefono vicino all’orecchio. Il caffè era rimasto sul tavolo, ormai quasi freddo. Fuori passavano macchine, motorini, gente normale che andava a lavorare. Dentro casa mia, invece, quella telefonata stava diventando tutto tranne che normale.

    «Secondo me stai pensando a qualcosa che non mi vuoi dire», ha insistito lui.
    «E tu sei troppo curioso.»
    «Con te sì.»
    Mi è scappato un respiro più lungo. Lui lo ha sentito. Ne sono sicura, perché dall’altra parte è calato un silenzio improvviso.

    «Roberta…»
    Il modo in cui ha detto il mio nome mi ha fatto venire caldo. Non era più Franco che mi chiamava per perdere tempo. Era Franco che mi stava ascoltando davvero. Ogni pausa, ogni mezzo sorriso, ogni parola non detta.

    «Non fare quella voce», gli ho detto.
    «Quale voce?»
    «Quella da uomo che sa benissimo cosa sta facendo.»
    Lui ha riso piano. Non una risata forte. Una di quelle risate trattenute, quasi colpevoli.
    «E tu non fare quella voce da donna che vuole provocare e poi finge di niente.»

    A quel punto ho capito che il gioco era iniziato. E la cosa peggiore era che mi piaceva.

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    Quando l’amicizia diventa desiderio proibito

    Con Franco avevo sempre parlato di tutto. Di storie finite male, di appuntamenti deludenti, di uomini noiosi, di donne che lo avevano fatto impazzire. Ci eravamo raccontati mezze verità e bugie comode, ma mai così. Mai con quella tensione. Mai con quella voglia appiccicata alla voce.

    «Dimmi la verità», mi ha detto.
    «Ti piace quando ti parlo così?»
    Ho chiuso gli occhi. Era una domanda semplice. Quasi innocente. Ma tra noi due non c’era più niente di innocente. Non in quel momento.

    «Forse.»
    «Forse non vuol dire niente.»
    «Allora sì.»
    La parola è uscita bassa, sporca, più sincera di quanto avessi previsto. L’ho sentita io per prima e mi sono quasi vergognata. Ma non abbastanza da fermarmi.

    Franco è rimasto in silenzio. Poi ha detto:
    «Da quanto tempo?»
    Non serviva spiegare. Aveva capito. Aveva capito che forse certe battute, certi abbracci troppo lunghi, certe gelosie mascherate da prese in giro, non erano mai state davvero casuali.

    «Non lo so», ho risposto.
    «Forse da sempre. Forse solo da questa mattina.»
    «Non ci credo.»
    «Nemmeno io.»
    Mi sentivo stupida, esposta, ridicola. Ma anche viva. Terribilmente viva. C’era qualcosa di sporco nel desiderare il proprio migliore amico durante una telefonata qualunque, alle undici del mattino, mentre il mondo fuori continuava come se niente fosse.

    Ed era proprio quello a farmi impazzire.
    «Sai qual è il problema?» gli ho detto.
    «Quale?»
    «Che adesso non riesco più a sentirti come prima.»
    Lui ha respirato piano.
    «Nemmeno io.»

    Una confessione bollente al telefono

    Da quel momento non abbiamo più fatto finta. Non abbiamo detto frasi romantiche. Non abbiamo parlato d’amore. Non abbiamo rovinato tutto con promesse inutili. Era qualcosa di più basso, più istintivo, più pericoloso. Era desiderio.

    Franco mi ha chiesto cosa stessi pensando. Io ho provato a svicolare, ma lui mi conosceva troppo bene. Mi ha provocata, mi ha sfidata, mi ha spinta a dire quello che una parte di me voleva confessare da tempo. E io ho ceduto.

    Gli ho detto che quella mattina la sua voce mi stava facendo uno strano effetto. Gli ho detto che mi piaceva sentirlo così vicino, anche se non era lì. Gli ho detto che c’erano fantasie che non avrei mai avuto il coraggio di raccontargli guardandolo negli occhi.

    Più parlavo, più mi sentivo sporca. E più mi sentivo sporca, più non volevo fermarmi. Lui non rideva più. Non faceva più battute. Era serio, attento, quasi affamato di ogni mia parola.

    Le telefonate erotiche più intense non nascono sempre da uno sconosciuto: a volte basta una voce che conosci da anni per cambiare tutto.

    «Continua», mi diceva.
    E io continuavo. Non perché fossi obbligata. Non perché volessi impressionarlo. Ma perché sentivo che quella telefonata aveva aperto una porta che forse non si sarebbe mai più richiusa.

    La mia voce tremava, ma non di paura. Era vergogna, desiderio, curiosità. Era il brivido di dire al mio migliore amico cose che non avrebbe dovuto sapere. Cose che però, in fondo, forse speravo sapesse da sempre.

    Il segreto tra me e Franco

    Quando la telefonata è finita, sono rimasta immobile per qualche minuto. Il telefono ancora caldo in mano, il caffè ormai freddo, la casa silenziosa. Non ero più la stessa Roberta che aveva risposto poco prima con una battuta annoiata.

    Qualcosa tra me e Franco era cambiato. Non sapevo se fosse un errore. Non sapevo se il giorno dopo avremmo fatto finta di niente. Non sapevo nemmeno se avrei avuto il coraggio di guardarlo negli occhi senza ripensare a quella mattina.

    Ma una cosa la sapevo. Mi era piaciuto. Mi era piaciuto sentirmi desiderata da lui. Mi era piaciuto scoprire che dietro la nostra amicizia c’era una tensione che nessuno dei due aveva mai voluto nominare. Mi era piaciuto superare il limite, anche solo con la voce, anche solo per una telefonata.

    Da quel giorno, ogni volta che Franco mi scrive “che fai?”, io non leggo più una domanda qualunque. Leggo un invito. Un ricordo. Una promessa sporca lasciata a metà.

    E forse è proprio questo il bello delle telefonate proibite: non finiscono quando riagganci. Restano addosso, tornano nei momenti sbagliati, ti fanno sorridere da sola mentre nessuno sa cosa stai pensando. Tranne lui.

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    Se anche tu hai una fantasia che non hai mai avuto il coraggio di confessare, forse è il momento di lasciarla uscire. Una voce può trasformare una mattina qualunque in un segreto bollente da ricordare.

    Se ami questo tipo di confessioni proibite, puoi leggere altri racconti erotici al telefono dove la voce diventa il centro del desiderio.

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